Credo sia stato Calasso a dirlo: la letteratura è una finzione che sa di esserlo. Uno smalto sul nulla, direbbe Benn. Questa cosa secondo me è incredibilmente sottovalutata, e rende la letteratura enormemente più onesta di una religione, che è una finzione che non sa di esserlo. Più prosaicamente, è la differenza fra Woody e Buzz Lightyear in Toy Story 1. Credo che fosse questo che intendevi con preghiera senza dio.

Sulla collettività: il punto che la società è imprescindibile, è lì, non la sposti. E personalmente credo che, se l’inferno sono gli altri (come sono), il paradiso non è possibile senza gli altri. E la parola scritta può essere una parola onesta, una descrizione della realtà, un tentativo di accordarci su cosa può essere la verità, o un valore, o quello che vuoi. Anche la letteratura più fine a sè stessa è comunque un atto di comunicazione, presuppone un altro. Fossimo tutti eremiti nessuno avrebbe mai scritto nulla. La lettura presuppone il genere umano. E non ne faccio solo un discorso di narrativa, che è cara al mio cuore ma che negli ultimi anni ho letto sempre meno: credo che leggere sia, come dici tu, un atto individuale, che pone distanza fra me e gli altri, che ricrea uno spazio di libertà. Ma è fondamentale proprio perchè questi spazi sono fondamentali in una società, in una comune convivenza: creano respiro, pausa e silenzio che serve a vivere meglio. Credo.

Digital librarian, former president of Wikimedia Italia. I work with books and metadata.

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