(Due pensieri veloci e sconnessi…

…sull’articolessa di Baricco dell’altro giorno, mentre Tommy dorme): quello che mi confonde è l’utilizzo del termine élites per definire di fatto un po’ tutti gli intermediari (intellettuali professori politici scienziati medici manager, ma anche insegnanti di scuola, commercianti, agenzie di viaggi: chiunque copra un ruolo di mediazione).
Il vero nucleo del discorso è il “potere”: e il vero punto è che il potere è liquido, trasversale, contestuale. Ognuno ce l’ha, nel suo piccolo, in una piccola zona della sua vita: a lavoro o a casa o quando va al ristorante e gli parte mentalmente il lavoro/guadagno/pago/pretendo. Per cui (a parte un proletariato vero, di gente povera davvero) siamo tutti sia vittime che carnefici (vedi alla voce pensionate gentili o stimati professionisti che votano Lega e preferiscono i migranti morti in mare che in un centro d’accoglienza su suolo italico).

Il secondo punto è che il mondo, di base, è ingiusto. È quello che Simone Weil chiamava la forza, Marx il capitale, Barabási “legge di potenza”, Herzog natura. Noi siamo isole di ordine in un oceano di disordine entropico, per vivere dobbiamo lavorare, nel senso puramente fisico del termine. Non esiste giustizia sociale o redistribuzione di capitale o potere senza un lavoro attivo, dinamico, senza fine. La storia dell’essere umano è una storia di affrancamento dalla natura, di fuga. In questo, secondo me, Pinker ha pienamente ragione (pur con tutti i limiti della sua impostazione). Non è mai esistita un’età dell’oro, e l’idea di “progresso storico” è semplicemente più vera dell’idea contraria, con tutte le ondulazioni del caso.
Questo secondo punto è fondamentale, se non si capisce non si può avere un’idea di futuro.

Il terzo punto è che Baricco non nomina mai il termine “capitalismo”, o “neoliberismo”. È l’elefante nella stanza della sua riflessione, e credo che sia troppo intelligente per non saperlo. Addirittura mette in esergo all’articolo il motto “there is no alternative” della Thatcher, che è la base di Realismo Capitalista di Mark Fischer (che non viene mai citato ma scommetterei che ha letto). La sua descrizione delle élites che si salvano sempre e comunque ha pienamente senso all’interno di questa cornice economica (come anche il fatto che il Game ha capitalizzato e monetizzato la controcultura), e questa cornice è il grande problema di questo tempo.

All’interno di questo neoliberismo, non c’è alternativa, la gente ha giustamente scoperto che non c’è giustizia e che il sistema è fallato, ma non essendoci alternative si ritrova come un cane randagio in un angolo, e non può far altro che attaccare. Chi, poco importa: se non che alle persone piace vincere e attaccano chi sta più in basso.
Senza contare che anche il soffitto si sta abbassando: il riscaldamento globale è una data di scadenza che si avvicina sempre di più, come un deserto dei tartari globale, sconfinato.

Il quarto punto è che questa rivoluzione digitale, in un certo senso, è quello che volevamo. Le persone hanno più strumenti, più potere, più accesso all’informazione. La controcultura geek, essendo formata da persone maschie bianche ingegnere e con una media altissima di autismo ad alto funzionamento, non si è resa conto che lo strumento che stavano costruendo per potenziare la corteccia razionale delle persone avrebbe potenziato anche l’inconscio irrazionale. Internet è uno strumento di una potenza immane, e ha moltiplicato tutto: l’accesso alla conoscenza, la voglia di scopare, le paranoie complottare, il senso di frustrazione di milioni di persone che nella vita, da qualche parte, perdevano, perché il mondo fa schifo e la gente è merda.

Il compito delle élite è sempre stato mettere un velo su questa cosa: divide et impera. In un sistema basato sulla scarsità, se la gente si rende conto di vivere in un gioco a somma zero (in cui, se io vinco, tu perdi), sclera e si azzanna l’un l’altra.

L’unica via di uscita (parziale) che vedo è una transizione (all’interno di questo sistema economico, dato che c’è fretta, e non si può sempre aspettare la fine del capitalismo come se fosse l’angelo che scende dal cielo) che metta più al centro le persone, i beni comuni, i giochi collaborativi, l’idea di società come mutua collaborazione. Soprattutto,un accelerazione totale verso forme di energia rinnovabile che possano davvero portare ad un futuro in cui l’energia è un bene pulito e praticamente illimitato, quindi ad un’economia dell’abbondanza, che ha il pregio non da poco di far respirare le persone e dargli un senso di fiducia nella società, piuttosto che il contrario. I giochi a somma zero fanno schifo.

Digital librarian, former president of Wikimedia Italia. I work with books and metadata.

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