Il racconto del pellegrino

Il racconto del pellegrino, libro unico bazleniano, è l’autobiografia di Ignazio di Loyola, santo del Cinquecento, fondatore dell’Ordine dei Gesuiti. È una trascrizione del racconto orale dello stesso Ignazio, fatta da diversi scrivani in un periodo di vari anni. Ignazio nacque Íñigo, ed era un giovane ambizioso rampollo di famiglia nobile basca. Dai quindici anni era stato affidato alla famiglia di un ministro dell’epoca, diventando un perfetto cortigiano: suonava, ballava, vinceva i tornei cavallereschi. Durante l’assedio della fortezza di Pamplona, è lui a caricare gli animi dei soldati che resistevano i francesi: ma un colpo di cannone gli spezza completamente una gamba, e ferisce gravemente anche l’altra. Íñigo si salva, ma la convalescenza è lunga e la chirurgia dell’epoca non è poi così distante dalla macelleria: soffre dolori indicibili, e oltretutto la gamba rischia di rimanere più corta dell’altra, con un soprosso sotto il ginocchio che non gli avrebbe più permesso di mettersi gli stivali. E quindi di tornare a corte, ballare, vincere i tornei. Íñigo chiede che glielo taglino, e che facciano di tutto per allungare la gamba: inorriditi, i chirurghi procedono. Soffre dolori ancora più indicibili, ma gamba e vita di corte sono salve.
Durante la convalescenza, costretto a letto, legge vari romanzi cavallereschi, i suoi preferiti, ma anche la Vita di Cristo e le vite dei santi. Durante le riletture, si accorge che immaginarsi cavaliere è eccitante, ma poi il sapore di quei pensieri se ne va, e si sente vuoto, spento. Al contrario, quando si immagina di ripercorrere le orme di San Domenico o San Francesco, la ricchezza di quei desideri gli rimane per giorni. Questo è il primo seme di quello che diventerà “il discernimento degli spiriti”, il nucleo fondamentale del pensiero e della pratica dei Gesuiti.

Lo stesso Miguel de Unamuno, nel 1904, traccia un parallelismo fra Don Chisciotte e il giovane Íñigo, che ha letto le vite dei santi come fossero eroi cavallereschi, e facendo così santo lo è diventato davvero, fondando uno dei più importanti, potenti, controversi e duraturi ordini religiosi del mondo. C’è chi dice che un personaggio del Chisciotte, Sancio d’Azpeitia, sia proprio lui, parodiato da Cervantes. Non so se René Girard questa storia la conoscesse, ma sicuramente gli sarebbe piaciuta.

Queste ci sono le mie due copie del libro. A destra la prima edizione, del 1966, numero 10 della collana Biblioteca Adelphi. Si può vedere come sia più spessa dell’edizione successiva, ma il testo è uguale: solo che nel ’66 usavano carta migliore, più spessa.
Il curatore del volume è un certo Roberto Calasso, che nel 1966 aveva 25 anni: questo è il suo primo Adelphi.

Quasi coetaneo, quarant’anni dopo, io conoscevo Íñigo e i Gesuiti, camminavo da pellegrino nei luoghi ignaziani (Manresa, Monserrat), tacevo per settimane durante gli esercizi spirituali, leggevo Calasso che leggeva Íñigo che leggeva di santi e di eroi.

Digital librarian, former president of Wikimedia Italia. I work with books and metadata.

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