Borges (che altri chiama Casa)

Oggi sono trent’anni dalla morte di Georgie, come lo chiamava la sua nonna, che è stato, serenamente, il più grande scrittore del secolo scorso, e la competizione è di quelle serissime. Io a Georgie ci ho voluto molto bene. Ricordo che la prima volta che lo conobbi fu per colpa di una delle famose fotocopie-collage della Dossi, la nostra terrificante e folle e geniale prof di italiano, e lui era apparso misteriosamente in una nota a piè di pagina, assieme a Calvino (how appropriate). A casa avevamo l’Aleph, lo presi in mano e lo lessi d’un fiato. Appena finito, lo guardavo inorridito sul comodino, con una sensazione lovercraftiana addosso, quasi fosse una mano mozzata, qualcosa che sul comodino non ci doveva stare: “Ma che cazzo di libro ho letto?” Negli anni, ho imparato che solo i grandissimi mi danno questa sensazione (“Ma Come Cazzo Si Fa a Scrivere Così!?!”, in breve MCCSFASC) e Georgie, qui, è grandissimo fra grandissimi (fra cui: James Stephens, Herman Melville, Roberto Bolaño).

Se fossimo in Fahreneit 451, ognuno costretto a salvare un solo libro, ho deciso che il mio sarà La biblioteca di Babele (per me, la migliore cosa scritta di sempre). Di fatto, Georgie è il colpevole per la mia iscrizione a matematica, per questa frase

“C’è un concetto che è il corruttore e l’ammattitore degli altri. Non parlo del Male il cui limitato impero è l’etica; parlo dell’infinito. Qualche volta ho desiderato di compilare la sua mobile storia. […] Cinque, sette anni di apprendistato metafisico, teologico, matematico, mi metterebbero in grado (forse) di pianificare decorosamente questo libro.”

È anche colpevole del seguente abbandono della stessa per le biblioteche. Georgie è colpevole di essere stato per milioni di lettori, “una delle forme della felicità”, come lui diceva di Stevenson. Un luogo specialissimo in cui la letteratura è la sola realtà, e la letteratura è finzione; dunque la realtà non esiste. Un luogo pieno di specchi e labirinti, come piaceva a lui.

Ogni tanto ho anche pensato di sedermi, qualche ora al giorno in libreria, ad aspettare qualche adolescente che passa, magari vuole un libro da leggere. Ho pensato che sarebbe una bella forma di volontariato stare lì, fare due chiacchiere, porgergli un libretto in mano, dirgli: “Prendi questo, è bravo, si chiama Borges”.

Digital librarian, former president of Wikimedia Italia. I work with books and metadata.

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